Informatizzazione: le imprese umbre sono in ritardo

La lettura dei dati più recenti relativi al processo di informatizzazione nelle imprese italiane, pubblicati dall’Istat, ci preoccupa seriamente e ripropone con forza tale problema all’attenzione anche delle pubbliche istituzioni, visto che l’Umbria figura ormai costantemente negli ultimi posti della graduatoria nazionale, denunciando un ritardo consistente sia rispetto alle medie nazionali che a quelle  dell’Italia centrale. Non si può negare che un ruolo negativo in questo senso sia stato determinato dal vuoto creativo accentuatosi ancor di più nella nostra regione dopo il passaggio di proprietà del pacchetto di maggioranza della WEBRED S.p.a. dalla Telecom ad altra società, che ha contribuito a peggiorare lo stato di debolezza endemica di questo importante comparto. In Umbria, salvo poche eccezioni, non viene più prodotto software, i servizi informatici costano cari e non sono sufficientemente efficaci. Le strutture pubbliche sono in sofferenza di funzionalità  e la loro dipendenza da società  non umbre è forte se non totale.Le conseguenze di tutto questo si fanno sentire.Prendiamo ad esempio il settore delle aziende al di sopra dei 10 addetti, dove l’indice di diffusione del personal computer in Umbria è solo apparentemente consistente in quanto il nostro 93,7% nel 2006 ci colloca ampiamente al di sotto della media nazionale del 96,4% (Centro Italia 96%).E’ poi sconcertante il fatto che, pur segnando un incremento rispetto al 91,8% del 2005, il numero delle aziende umbre comprese in questo comparto che fanno uso del personal computer sia ben distante dal 97,5% del 2004. Allora, al contrario di oggi, l’Umbria figurava nella parte più alta della graduatoria nazionale che segnava una media del 96,8%.Va poi considerato che da questo punto di vista l’Umbria occupa attualmente l’ultimo posto nell’area Centro-Nord e che solamente altre due regioni italiane (Abruzzo 89,5% e Puglia 90,7%) sono messe peggio di noi.Né le cose cambiano per le imprese al di sotto dei 10 addetti, perché anche in questo caso il tasso umbro del 52,1% del 2005 è fra i peggiori d’Italia (al di sotto si trovano solo il Molise, con il 50,6%, e la Campania, con il 51,7%) e risulta ancor più distante sia rispetto alla media nazionale (58,3%) che a quella del Centro Italia (55,7%). Come pure uguale, ma più accentuato ancora, è stato il processo di arretramento rispetto all’anno precedente, il 2004, quando l’Umbria aveva fatto registrare un tasso del 58,1% che la collocava ancora una volta al di sopra della media nazionale (57,8%). Assai precaria la nostra situazione anche per il grado di utilizzo di internet e la diffusione dei siti web.Più penalizzante è la nostra posizione nel primo caso, per il quale risulta all’Istat che appena il 20,8% delle aziende umbre si erano attivate nel 2006, contro il 28,2% della media nazionale e il 31,7% del Centro Italia, anche se stavolta possiamo contare, a nostra modesta consolazione, sul fatto che il processo espansivo regionale non ha subito arretramenti nel corso degli anni e che comunque è stato compiuto un passo in avanti, sia pure modesto, rispetto al 19,1% del 2005.Per quanto riguarda i siti web si registra invece un incremento più consistente, con il tasso umbro che è risultato del 52,5% nel 2006, rispetto al 47,8% del 2005. Sempre poca cosa, comunque, rispetto al 56,7% della media nazionale e al 58,1% di quella del Centro Italia e in un’epoca di veloce espansione del commercio on-line, questo ritardo potrebbe danneggiarci non poco. Eppure abbiamo anche in Umbria esempi eclatanti di quanto di buono si possa realizzare percorrendo fino in fondo questa strada, come ci conferma, per esempio, il boom ottenuto dal Sagrantino di Montefalco a livello internazionale.Per ultimi, i dati, leggermente migliori per noi, relativi alla diffusione della banda larga nelle imprese. Leggermente migliori perché la crescita umbra nel 2006 (62,8%), rispetto al 2005 (51,4%), è stata indubbiamente consistente, ma anche in questo caso continuiamo purtroppo ad arrancare dietro sia alla media nazionale (68,8%) che nel contesto a noi più prossimo, che è quello del Centro Italia (68,1%). In questo caso la classifica delle regioni del Centro-Nord è chiusa dalla Valle d’Aosta, l’unica  che con il suo 61,9% ha fatto peggio di noi.E’ del tutto evidente, a tale riguardo, che l’Umbria, come del resto la Valle d’Aosta che dal punto di vista orografico è ancora più penalizzata, paga pegno per un’ancora troppo ridotta diffusione della banda larga che continua ad escludere larga parte del nostro territorio, come ci conferma del resto anche lo scarso utilizzo di questo formidabile strumento di comunicazione che viene fatto dalle nostre amministrazioni locali (appena il 25,9% nel 2005, contro il 32,1% nazionale e il 34,9% del Centro Italia). Tutto questo ci convince che è giunto il momento di riaprire un confronto aperto e approfondito nelle sedi appropriate, per la proposizione di politiche serie per la ricerca e l’innovazione, per riassicurare un riassetto istituzionale e societario in un settore peraltro trainante dello sviluppo regionale, tanto sul versante pubblico che su quello privato. Questo anche per offrire uno sbocco occupazionale qualificato ai nostri laureati che sono attualmente costretti ad uscire dal territorio regionale o ad essere utilizzati come semplice manovalanza dell’informatica. Da ultimo, anche per verificare se esista o meno la possibilità  di superare, o almeno attenuare, la diffusione del fenomeno delle micro imprese private che non sono in grado di produrre software di qualità e che generano opportunità  di lavoro assai spesso precarie. La soluzione ottimale sarebbe la creazione un centro umbro di ricerca per la produzione di software di qualità che coinvolga, assieme all’Università, anche privati disposti ad investire in questo settore, e ci consenta di ritornare sulla scena dell’informatica come qualificati produttori e non solo come consumatori, peraltro, dissociati. Stefano VintiPresidente gruppo consiliare regionale Prc-Se     

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