Il decreto del Governo sulla sicurezza va modificato, ma va nella giusta direzione
Si inorridisce di fronte alla brutale uccisione a Tor di Quinto di Giovanna Reggiani. Una tragedia che colpisce ancora una donna. L’Italia è attraversata da una regressione culturale impressionante, da una omofobia inarrestabile e criminale. Il nostro Paese vive uno stato di paura e insicurezza che cresce esponenzialmente, anche se i crimini negli ultimi 15 anni sono diminuiti del 40-50 per cento circa. Però, nonostante ciò è cresciuta a dismisura la percezione di insicurezza, e a questa percezione la politica e le istituzioni hanno il dovere di dare delle risposte chiare e nette, trovare delle soluzioni efficaci, fermare l’onda razzista e xenofoba che sta crescendo.
L’orribile omicidio della giovane studentessa Meredith Kerker ci pone di fronte alla questione sicurezza a Perugia e in Umbria, in maniera drammatica e ineludibile. La sicurezza dei cittadini è un diritto e come tale va difeso, salvaguardato e ripristinato, con politiche di prevenzione, integrazione e repressione. È necessario attivare politiche dure sul versante della repressione dei delitti, almeno quanto quelle necessarie ad estirpare le cause sociali che li producono. Viviamo oggi in alcune zone delle città condizioni strutturali di insicurezza sociale di insicurezza per le cittadine e i cittadini. In molte aree urbane occorre ricostruire i legami sociali, rifondare le comunità, il senso civico, una idea di civiltà, rioccupare gli spazi desertificati.
La politica ha permesso che questa sensazione di paura diffusa, di insicurezza diventasse maggioritaria; c’è chi ha la responsabilità di aver denunciato solamente la deriva securitaria, c’è chi ha soffiato sul fuoco delle paure irrazionali e dell’emotività, strumentalizzandole. Oggi la maggioranza dell’opinione pubblica chiede di intervenire, di reagire. Ed è quello che la sinistra deve contribuire a fare. La sicurezza è un tema importante, come lo si affronta può essere di destra o di sinistra, noi siamo per una “sicurezza democratica”, per il rispetto della legalità, per la lotta senza quartiere alla criminalità, per la non compressione dei diritti individuali e sociali.
Certo, l’insicurezza è prodotta dalla precarietà del lavoro, del vivere urbano, del futuro; la precarietà è la cifra di questo modello di società, del capitalismo globalizzato, della rottura dei legami sociali, della frantumazione delle comunità. Il prodotto più velenoso della globalizzazione è l’insicurezza individuale e collettiva, è il modello di società che non funziona. Ma il problema generale non può esimerci dall’affrontare e dal definire politiche per una “sicurezza democratica” per tutti i cittadini, ed in particolare per i più deboli.
Il pacchetto sicurezza approvato dal Governo, è ovvio, è una risposta non solo all’orrore del delitto di Giovanna Reggiani, ma al sentimento di tanta parte dell’opinione pubblica. Un decreto necessario, anche per non permettere ulteriori strumentalizzazioni della destra, che va migliorato.
Per chiarezza, va detto che in Italia le uniche cose che non mancano sono le leggi, che però vanno applicate, e soprattutto occorre mettere il sistema nelle condizioni di garantire la certezza della pena per tutti coloro che sono condannati.
Il decreto può e deve essere corretto e migliorato, introducendo anche norme che vanno nella direzione della prevenzione e della integrazione, non solo della repressione. In particolare, sono vaghi e generici i riferimenti ai motivi di “pubblica sicurezza” o “ordine pubblico” che legittimerebbero l’espulsione del cittadino comunitario con il rischio di espulsioni generalizzate e di massa, come populisticamente chiede la destra, a danno di chi è possessore di uno specifico passaporto (rumeno) e si trova in una situazione di indigenza, senza alcuna propensione a delinquere. Motivi generici, che vanno definiti in modo più circostanziato, così come sanciti e garantiti dalla direttiva dell’Unione europea n. 38 del 2004.
Il Consigliere regionale
Stefano Vinti



