L’affossamento della Commissione d’inchiesta sul G8 è un danno per la democrazie e le stesse forze dell’ordine
L’affossamento della commissione d’inchiesta sui fatti del G8 di Genova rappresenta un fatto grave per due ordini di motivi. Il primo attiene alla volontà di una parte delle forze politiche in Parlamento di impedire che venga fatta luce sulle violazioni, perpetrate in quelle calde giornate di luglio, dei più elementari diritti costituzionalmente garantiti. Il secondo riguarda la correttezza di alcune componenti dell’Unione che ancora una volta si fanno beffe del Programma, con cui la coalizione si è presentata ai cittadini nel 2006, e di riflesso degli elettori che sulla base di esso hanno determinato la vittoria del centro – sinistra.
Alle due questioni va data certamente una opportuna collocazione nella scala delle priorità: a Genova qualcuno, in quei giorni, ha spento per alcune ore l’interruttore della democrazia e occorre garantire e garantirci che qualcun altro non possa riprovarci; la vicenda del voto nella giornata del 30 ottobre si interseca invece con le difficoltà della maggioranza di governo anche se ancora una volta viene disatteso il programma per la difesa del quale un milione di cittadini hanno manifestato il 20 ottobre a Roma.
Francamente appaiono prive di fondamento le argomentazioni di chi, mastelliani e dipietristi compresi, fa coincidere il voto a favore o contro l’istituzione della commissione con un voto pro o contro le forze dell’ordine cosi come appaiono strumentali le posizioni espresse contro una sovrapposizione dei lavori del Parlamento con le indagini della magistratura ordinaria.
Se è vero che una frangia esigua di manifestanti, i cosiddetti Black Block, hanno posto in essere gravi atti contro cose e persone è altrettanto vero che l’accertamento di quanto successo nel carcere di Bolzaneto o di quanto successo nella Diaz la sera a manifestazione conclusa, non può fermarsi all’accertamento delle responsabilità personali degli imputati rinviati a giudizio.
A Genova si è assistito al tentativo di reprimere il Movimento mediante azioni pianificate che hanno investito tutta una serie di soggetti responsabili della catena di comando insieme agli esponenti politici che in quei giorni erano anche fisicamente presenti al G8 (vedi Gianfranco Fini). La bocciatura della commissione sui fatti di Genova in commissione rappresenta, contrariamente a quello che pensano esponenti della destra, dell'Udeur e dell' IDV, un danno gravissimo per tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine, indipendentemente se erano presenti o meno. Infatti non è compito della commissione indagare sulle responsabilità individuali degli appartenenti alle forze dell'ordine, questo spetta alla Magistratura, bensì quello di appurare le responsabilità dei politici che in quel momento erano al Governo. Per questo è ancor più grave che parlamentari della maggioranza abbiano votato con quelle forze politiche dell'opposizione che erano al governo proprio nel luglio del 2001.
Riteniamo che questo Parlamento e questa maggioranza hanno il dovere di rispondere a chi ha vissuto in quei giorni in un paese in cui ogni regola democratica è stata sospesa e auspichiamo che il confronto in aula ribalti il voto della commissione, per garantire che venga fatta piena luce sulle responsabilità politiche di quelle tragiche giornate.
Stefano Vinti



