No al legame tra aumenti salariali e produttività

Rifondazione comunista dell’Umbria ritiene che l'idea di legare l'aumento dei salari dei lavoratori italiani all'aumento della produttività delle aziende, come ha prospettato il ministro del Lavoro Cesare Damiano, attaccando le posizioni della Fiom e della stessa Cgil, sia del tutto sbagliata.Dietro la richiesta della definizione di un nuovo modello contrattuale si nasconde la volontà di ridurre il contratto nazionale al recupero dell’inflazione programmata e di rimandare a livello aziendale aumenti salariali legati alla produttività. Un vero e proprio attacco al ruolo della contrattazione nazionale, caposaldo di ogni possibile scelta di equità.In Italia c’è una profonda questione salariale che, in Umbria, è ancora più drammatica: dall’accordo del 23 luglio del ’93 ad oggi si è realizzata infatti una enorme redistribuzione della ricchezza verso i profitti e la rendita finanziaria. La crescita della produttività, che pure si è verificata, non è stata accompagnata in questi anni da una crescita del potere di acquisto di salari e pensioni.Oggi occorre il ripristino del fiscal drag per tutti i lavoratori, la riduzione delle aliquote sul lavoro dipendente, creare una sorta di automatismo tra recupero dell’evasione fiscale e ulteriori riduzioni delle aliquote, abbassare il carico fiscale sugli amenti contrattuali e aumentare la tassazione delle rendite finanziarie.Il punto fondamentale su cui abbiamo chiesto la verifica di governo e su cui abbiamo colto dei segnali positivi da parte di Prodi sta proprio nell'intervenire sui redditi da salario e da pensione, che vanno fatti crescere in modo svincolato dalla produttività.     Stefano VintiPresidente Gruppo regionale Prc Umbria