Rifondazione comunista contro la riforma dell’università proposta dal governo Berlusconi
Nella società della conoscenza il sapere ha un ruolo centrale e deve essere esteso e democratico. Per questo obiettivo il ruolo delle università e degli enti pubblici di ricerca è fondamentale, visto anche il carattere strategico dell’alta formazione. A tale fine si dovrebbe superare la logica economicistica che nel nostro paese ha caratterizzato da decenni l’atteggiamento dei governi verso il mondo del sapere (i continui tagli a scuola, università e ricerca), arginare la precarietà del lavoro intellettuale, potenziare il ruolo del pubblico.
Il Governo Berlusconi-Tremonti-Gelmini, al contrario, propone il suo progetto di dismissione dell'università e della ricerca pubblica con la legge 133 del 6 agosto 2008 che - attraverso la riduzione degli investimenti, il forte rallentamento del turn over, la possibilità per gli atenei pubblici di trasformarsi in fondazioni private - prefigura un ulteriore blocco delle carriere e l'impossibilità di accesso per dottori di ricerca e assegnisti di ricerca, con il conseguente, ulteriore invecchiamento della classe docente. Le evidenti conseguenze saranno la riduzione del numero dei docenti, la fuga di massa dei nostri migliori cervelli all'estero, la costruzione di poche università elitarie e l'inevitabile aumento delle tasse d'iscrizione.
All’università di Perugia, come hanno sottolineato le forze sindacali, i tagli al fondo di finanziamento ordinario degli atenei potrebbero significare fino a 20 milioni di euro in meno. Con le inevitabili conseguenze per gli organici del personale tecnico amministrativo – difficoltà a rimpiazzare le unità che andranno in pensione – e per la stabilizzazione dei precari.
Rifondazione comunista dell’Umbria sosterrà le mobilitazioni dei lavoratori e degli studenti dell’università contro un progetto di riforma avanzato dalle destre che va verso la precarizzazione strisciante del sistema formativo nazionale, che accelera la dequalificazione del sistema universitario nel suo complesso, che approfondisce i processi di precarizzazione del lavoro intellettuale, che finisce per incentivare ulteriormente la fuga dei cervellli all’estero.
Stefano Vinti
Presidente Gruppo Prc



