La cauzione pretesa da Umbria Acque sul pagamento delle bollette è una misura odiosa e discriminatoria e pertanto va abolita

Il grande caldo di questi giorni a dato alla testa a molti e fra questi, sicuramente, anche il “genio” che ha inventato il deposito cauzionale che Umbria Acque vuole imporre ai consumatori in relazione al pagamento delle bollette. Trattandosi poi di una misura che per forza di cose deve essere stata approvata dal consiglio di amministrazione dell’azienda, vuol dire che questo malore ha assunto una forma addirittura contagiosa. 

Ci riferiamo al “ricatto” al quale Umbria Acque ha sottoposto i suoi “clienti-utenti” mettendoli davanti alla scelta fra il depositare una cauzione per poter continuare a pagare le bollette secondo i metodi tradizionali (pronto cassa o tramite bollettino postale), oppure domiciliare tale pagamento tramite conto corrente ottenendo quale premio l’esenzione da questo odioso obbligo. E’ chiaro a tutti che l’azienda ha inteso imporre coattivamente, per il suo esclusivo interesse, una scelta particolare di pagamento, privando i cittadini della libertà da sempre riconosciuta di decidere in piena autonomia la forma a loro più confacente. 

Una misura discriminatoria, perché a subirla sono esclusivamente quanti, a causa delle loro disagiate condizioni economiche, non sono in grado di sostenere le spese legate all’apertura e al mantenimento di un conto corrente e che si vedranno perciò caricare da un ulteriore iniquo balzello. Rifondazione Comunista, nel levare forte la sua protesta nei confronti di un atteggiamento che denota quanto la prassi privatistica della ricerca del massimo profitto sia ormai dilagata anche nella gestione di beni comuni fondamentali, qual è senz’altro l’acqua, chiede all’azienda di soprassedere dal portare avanti questa iniziativa impegnandosi, in caso contrario, a trasferire questa battaglia in tutte le sedi istituzionali competenti. 

Vogliamo infine ricordare a chi di dovere l’opportunità di promuovere altre e più meritorie iniziative a favore degli utenti, fra le quali la restituzione dell’Iva indebitamente applicata per anni sulle bollette della Tia, visto che la Corte Costituzionale ha definitivamente stabilito che trattasi di una tassa e non di una tariffa, ergo è assolutamente illegittimo tassare una tassa.

Stefano Vinti, Presidente gruppo Prc-Se