Patrizia Proietti (Segreteria Prc Umbria) sulle sparate della Gelmini: "Se questo non è razzismo gli somiglia molto"
Il ministro Gelmini non si smentisce mai. Dopo aver fatto scempio degli organici e delle risorse destinate alla scuola pubblica italiana (per quella privata i soldi si trovano sempre), approfitta dei tristi eventi calabresi di questi giorni per fare l’ennesima operazione demagogica. Ha annunciato che dal prossimo anno scolastico scatterà il tetto del 30% per gli alunni stranieri nelle classi prime di elementari, medie e superiori. Le ragioni di questa misura restrittiva sono “evitare classi ghetto”, “favorire l’integrazione” e “salvaguardare i simboli e l`identità della scuola italiana”.Il Pd, come al solito, non alza la testa e si muove sul terreno ideologico della destra berlusconiana: una parte chiede maggiori finanziamenti per corsi di lingua e cultura italiana, condividendo, comunque, la preoccupazione del ministro riguardo la creazione di classi discriminate e la sostenibilità della presenza dei bambini stranieri al fine di garantire un progetto educativo adeguato per tutti, un’altra, addirittura, plaude al provvedimento.D’altronde, non c’è da stupirsi. Il fascino indiscreto dell’ideologia leghista aveva mietuto vittime anche tra i nostri amministratori locali, che amano richiamarsi continuamente ai valori della democrazia. Meno di un anno fa, i Comuni di Perugia, Corciano e Torgiano, l’Ufficio Scolastico Regionale e diversi istituti avevano siglato un protocollo d’intesa che prevedeva di limitare il numero di allievi extracomunitari e di ragazzi con handicap per classe (associando arbitrariamente “diversità” ben distanti tra loro, che necessitano di approcci all’integrazione assolutamente differenti) al fine di evitare di creare scuole ghetto, strapiene di ragazzi extracomunitari e portatori di handicap.Questo provvedimento apriva un vulnus di portata costituzionale, contravvenendo al dettato di due articoli della Costituzione, di cui uno è un principio fondante della nostra Repubblica (art. 3 – il principio di uguaglianza), e l’altro sancisce un diritto inviolabile (art. 34 la scuola è aperta a tutti).Una persona che risiede in una città di un paese democratico ha il diritto di mandare i propri figli nella scuola del quartiere in cui vive, senza dover “migrare” da una scuola all’altra in cerca di un posto che ciascun istituto può decidere di rendere o meno disponibile. Non sono le persone che si devono spostare, sono le scuole che si devono attrezzare per rispondere alle nuove esigenze sociali e di integrazione. Si deve investire nella scuola pubblica, renderla all’altezza di provvedere ai nuovi bisogni della popolazione.Inoltre, chi adotta provvedimenti di questo genere sottovaluta un elemento fondamentale: il radicamento crea affetto, attaccamento e amore per gli spazi in cui si vive e, conseguentemente, dà vita a una cultura del rispetto e del riguardo per tutto ciò che esiste in quel determinato luogo e per le persone che vi conducono le proprie esistenze. Il radicamento crea integrazione.Le istituzioni devono tenere ben presenti i principi di uguaglianza e di pari opportunità nel governo del paese e del territorio e nelle scelte che compiono. E, soprattutto, devono soffermarsi a riflettere sulle conseguenze di ciò che vuole essere una soluzione a un problema e, invece, crea solo segregazione.Bisogna fare attenzione a non farsi irretire dalle soluzioni facili, dal populismo dilagante. La portata di scelte sbagliate può essere tale che porvi rimedio diviene impossibile.Foggia, un anno fa, insegna. Due autobus, due tipi di uomini: uno per i bianchi, l’altro per i neri. Dalla discriminazione si passa facilmente all’intimidazione e alla violenza: i fatti di Rosarno ne sono solo una prima, eclatante testimonianza.
Patrizia ProiettiSegreteria Regionale PRC



