UNA NUOVA SCALA MOBILE PER GARANTIRE IL POTERE DI ACQUISTO DEI SALARI – A PALAZZO CESARONI PRESENTATI I RISULTATI DELLA CAMPA
Tremila firme giàraccolte durante l’estate, nei mercati e davanti alle fabbriche, per chiedere al Governo una nuova scala mobile...
Tremila firme giàraccolte durante l’estate, nei mercati e davanti alle fabbriche, per chiedere al Governo una nuova scala mobile, capace di difendere realmente il potere di acquisto dei salari e delle pensioni più basse.
Il Comitato promotore umbro a sostegno della richiesta di una nuova forma di indicizzazione dei salari, ha presentato i primi risultati conseguiti in Umbria, mettendo chiaramente sotto accusa l’accordo interconfederale che nel ’92, ai tempi del Governo Ciampi, sostituì l’ultimo residuo meccanismo di adeguamento automatico dei salari, con un modello basato sulla inflazione programmata da contrattare comparto per comparto, “ma che si Ú rivelato incapace di confrontarsi con l’inflazione, sempre più alta”.
Alla conferenza stampa, indetta a palazzo Cesaroni, erano presenti rappresentanti dei Cobas, Rdb Cub, la Sinistra della Cgil, e alcuni degli stessi protagonisti del cosiddetto”Patto di consultazione fra Rifondazione comunista e sinistra Ds” (Stefano Vinti e Paolo Brutti) annunciato sabato scorso nella stessa Sala della partecipazione.
Ha preso la parola per primo Stefano Vinti, capogruppo di Rifondazione, dichiarandosi “soddisfatto per una raccolta di firme impegnativa, perché condotta a ridosso del dibattito sulla finanziaria e in qualche modo antagonista con la sua impostazione”. In anni di liberismo, ha aggiunto, “i salari sono diminuiti soprattutto in Umbria, dove il costo del lavoro risulta inferiore alla media nazionale del sette -dieci per cento. Dopo aver ricordato che la mobilitazione su questi problemi, oltre ad una parte del sindacato, vede insieme Pdci, Prc, sinistra Ds e Verdi, “(oggi assenti giustificati)” Vinti ha annunciato, per il 22 Settembre, una assemblea regionale proprio sui temi del lavoro e dei salari.
Per il senatore dei Ds, Paolo Brutti, “L’Umbria non Ú più l’isola felice di un tempo; ma patria di lavoratori poco pagati e di tanti pensionati che percepiscono retribuzioni inferiori alla media nazionale: un dato preoccupante che finiràper ripercuotesi anche sulla economia regionale, per l’ottanta per cento interna. Garantire una nuova scala mobile significa che non si deve più parlare di sacrifici popolari dei ceti più deboli, ma di necessario rilancio dei consumi”.
Molto critico con il Governo nazionale, l’onorevole Gianni Pagliarini (Pdci) che a proposito del dibattito in atto sui contenuti della prossima legge finanziaria ha osservato, “non si può ricominciare dai tagli di Berlusconi alla sanità, ai servizi, al pubblico impiego. Noi indichiamo una strada alternativa per venire incontro ai problemi dei tanti che hanno difficoltàa raggiungere fine mese, non Ú più accettabile la logica della politica dei due tempi. La nostra battaglia intende rimettere in moto il tema della ridistribuzione della ricchezza”.
Ha portato l’esempio concreto della busta paga delle lavoratrici del settore tessile umbro, Vasco Cajarelli (Cgil), per sostenere: “E’ difficile spiegare ad una operaia non precaria che percepisce de 850 euro mensili che il loro adeguamento contrattuale saràdi 25 euro mensili, per effetto dell’accordo del ‘92, mentre in Italia due milioni di imprenditori denunciano redditi di 40 mila euro”.
Per ultimo Ettore Magrini (Rdb-Cub Umbria), “il bipolarismo ha creato schieramenti politici quasi identici, dominati dai ceti più forti ed ha prodotto uno stato di sudditanza del lavoro, mentre le disuguaglianze sono aumentate a prescindere dai Governi. Questa situazione sta creando enormi problemi soprattutto nel mondo giovanile, e tutto Ú cominciato con il famoso accordo del 92, principalmente fra Governo Ciampi e Confindustria”.



