CITTADINANZA SOCIALE: OCCORRE VALORIZZARE IL TERZO SETTORE

Il confronto politico regionale sul testo del Disegno di Legge sulla Sussidiarietà  approvato in Commissione rappresenta essenzialmente un momento di riflessione complessiva per meglio definire l'elemento di innovazione e i contenuti di relazionalità  che si possono esprimere nel Terzo settore, da valorizzare proprio per le potenzialità  che questo esprime al fine dell'estensione dei diritti di cittadinanza sociale.

Rifondazione comunista in Umbria ha sperimentato un ascolto e un confronto diretto con il Terzo Settore, il quale ha saputo negli anni riaprire lo spazio per costruire un'altra economia, un'altra impresa, l'impresa sociale appunto, per una politica del cambiamento, oltre l'"unico mondo possibile", il dominio assoluto del mercato.

Per dirla con Aldo Capitini: "Bisogna fare tutto un lavoro di aggiunta al vecchio schema partiti - parlamento - governo, di un nuovo schema di una democrazia integrale che arriva fino alla periferia, e dal basso si autoeduca e autoamministra". Ecco, penso che il Terzo Settore che punta all'innovazione e alla promozione di forme di cooperazione e autoorganizzazione dell'utenza, che punta al "fare" piuttosto che al profitto, possa rappresentare per l'Umbria e per la sua storia un'occasione straordinaria per attivare processi di costruzione dal basso di diritti sociali e di cittadinanza.

La privatizzazione e l'esternalizzazione dei servizi rischia di maturare all'interno stesso del concetto di 'sussidiarietà , se quest'ultimo non viene declinato nell'ottica dell'allargamento della sfera dei diritti fondamentali della persona garantiti dal pubblico. Come è noto, tutto è iniziato con la modifica dell'Art. 118 della Costituzione (Federalismo), quando si è affermato che "Stato, Regioni, Città  metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività  di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà ". àˆ stato messo così in questione lo stesso Art. 3 della Costituzione (eguaglianza sostanziale), attraverso l'introduzione del mercato e del profitto in attività  che rispondono a bisogni sociali diffusi, alterando l'eguaglianza e rendendola formale. Così, i governi regionali e nazionali delle destre neoliberiste hanno prefigurato le condizioni di costruzione di uno Stato sociale minimo: il modello americano, dunque, che è dilagato nel Paese sia in campo costituzionale che in quello economico-sociale.

In Italia, diverse sono le normative regionali, successive e non alla modifica costituzionale, che hanno tentato di recepire il principio di sussidiarietà : ad oggi le leggi per la maggior parte disciplinano l'ambito dei servizi sociali e assistenziali, o ancora mirano a dare tutela alle famiglie (variamente intese), ai minori, alle fasce deboli della popolazione. In altri casi i legislatori regionali si sono preoccupati di classificare i soggetti operanti nel Terzo settore e di definire il quadro delle funzioni e delle relazioni tra questi e le istituzioni, per allargare e rendere effettivi i diritti di cittadinanza sociale realizzando un sistema organico di interventi e servizi. Quindi cittadinanza sociale significa promuovere, tutelare e allargare i diritti sociali attraverso la realizzazione effettiva di una rete  di servizi alla persona ed alle comunità  attraverso la cooperazione tra Enti locali e altre istituzioni territoriali. Solo così, in una nuova logica della cooperazione istituzionale, possono e debbono venire definiti ruoli e modalità  di governance della rete che faccia capo al rapporto chiaro e definito fra Regione, Enti locali e Terzo Settore e che abbia come scopo la lotta all'esclusione sociale e l'esaltazione del vincolo solidale di comunità . Dunque "sussidiarietà " come cittadinanza sociale, partecipazione, responsabilità  sociale, compartecipazione, uguaglianza delle libertà  dei cittadini.

La nostra proposta, su cui lavorare ancora, ha fatto e farà  discutere: di certo c'è che attualmente è l'unica che ha il coraggio di rinnovare la pratica politica e di aprire nuovi spazi "istituzionali" a una società  che continua a chiedere autoorganizzazione, modelli economici alternativi ed innovazione.

La prospettiva è, quindi, quella di una valorizzazione concreta del Terzo Settore in Umbria, con un'idea della democrazia e della politica che sappia dare spazio alle iniziative dal basso, creando nuovi equilibri che evitino populismi ed egoismi sociali o corporativi: il modello che declina il concetto di sussidiarietà  come cittadinanza sociale è il modello che ci interessa e sul quale dichiariamo la nostra disponibilità  ad ogni ulteriore confronto con le forze dell'Unione, da oggi al prossimo Consiglio Regionale.

 

 

 

 


Stefano Vinti


Presidente Gruppo regionale Prc-Se