Crisi del tabacco: 60 posti di lavoro a rischio alla FAT di Città di Castello - Interrogazione di Rifondazione comunista
La crisi del tabacco nell’alta valle del Tevere, aggravata dalla decisione di sospendere la prima lavorazione del prodotto in loco, decisa dalla Cooperativa tabacchi di Verona, mette di fatto in discussione, a Città di Castello, 60 posti di lavoro all’interno della azienda Fattoria autonoma tabacco.Lo evidenzia Stefano Vinti, in una interrogazione con la quale, il capogruppo di Rifondazione comunista a palazzo Cesaroni, chiede di conoscere: “quali azioni intendono intraprendere la Giunta regionale e l’assessore competente per salvaguardare gli attuali livelli di occupazione della Fat e quali proposte, regole ed obiettivi sono stati definiti nell’ambito del rilancio del Polo unico tabacchicolo, per salvaguardare l’occupazione valorizzando la produzione di qualità”.Nella interrogazione Vinti ricorda che la Regione si è presa l’impegno per il rilancio del Polo unico tabacchicolo con un conseguente percorso di ristrutturazione e riorganizzazione delle aziende che esclude di “interrompere surrettiziamente i rapporti di lavoro”. La strada individuata, per il consigliere che sollecita in questa direzione l’utilizzo degli ammortizzatori sociali “ottenuti grazie alle battaglie del sindacato”, presuppone di ricostruire certezze e prospettive occupazionali serie per le lavoratrici e i lavoratori.La situazione venutasi a creare alla Fat di Città di Castello, ricorda in ultimo Vinti, “indica chiaramente l’accelerarsi di crisi sempre più serie e gravi in un’area come l’alto Tevere dove si concentra il più alto numero di coltivazioni e cooperative tabacchicole”.
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