"È finito il tempo della frammentazione a sinistra"

Sembrano ormai maturi i tempi perché tra le varie forze della sinistra possano essere superati gli elementi di divisione e di competizione. L’idea l’ha lanciata Bertinotti, dopo la crisi politica del governo Prodi, quando ha sottolineato come il vuoto politico creatosi tra il governo e chi lo vota si possa riempire solo costruendo una “massa critica” che riesca a dare efficacia alle domande che provengono dai nuovi movimenti sociali. E la “massa critica” si raggiunge solo se le forze della sinistra mettono l’accento sul tema dell’unità, con un confronto nuovo sulle culture politiche e sul che fare. Da qui l’ipotesi di un “cantiere per la sinistra”, che metta in relazione la cultura comunista, quella socialista, l’ambientalismo, il pacifismo e il femminsmo. Alla proposta di Bertinotti hanno risposto positivamente Salvi e Mussi della sinistra Ds, Diliberto del Pdci, Giordano, Russo Spena e Ferrero di Rifondazione, Tortorella e Folena per l’Associazione per il rinnovamento della sinistra, Uniti a sinistra e le associazioni Rossoverdi. È un fatto nuovo che segna la volontà di ricercare un percorso di riaggregazione.

Perché sono maturi i tempi per il superamento delle divisioni a sinistra?

Oltre all’accelerazione a cui siamo costretti dalla crisi di governo e dal pericolo di intese neocentriste (sul modello della grösse koalition tedesca), ci sono alcuni elementi su scala planetaria che ci fanno sperare in un esito positivo del processo di ricomposizione della sinistra. Il movimento contro la globalizzazone – o movimento dei movimenti o movimento altermondialista – ha posto in tutto il mondo il problema della trasformazione e della ricerca di una società alternativa (il suo slogan è “un altro mondo è possibile). Ed ha sfidato la crisi della politica: molte domande di trasformazione e di allargamento dei diritti sono scaturite dalla riflessione e dalla lotta dei movimenti (che il New York Times ha addirittura definito la seconda potenza mondiale al tempo della contestazione della guerra in Iraq), basti pensare al tema della pace, della lotta alla precarietà, della tutela dei beni comuni, alle coppie di fatto, e sono diventati egemoni nella società. Hanno iniziato anche a diventare l’agenda di molte forze politiche della sinistra. Questa è una grande novità: è cambiato il profilo culturale di tanti partiti della sinistra, che – più o meno in profondità – lo hanno ridefinito sulla base delle aspettative e delle domande dei movimenti, e sono ora alla ricerca di un progetto per il futuro: più che al novecento, guardano ad un socialismo per il XXI secolo. Succede in America Latina, con Chavez, Lula, Morales e Kirchner, che rispettivamente in Venezuela, Brasile, Bolivia e Argentina sperimentano una ricomposizione delle forze della sinistra e dei movimenti sociali, ma anche in Europa, in Germania, dove la ex-Pds costituirà con il partito di Lafontaine (ex Spd) un’unica formazione politica che si chiamerà semplicemente Die linke, “La sinistra”. In Italia basta dare un’occhiata al documento dell’ultimo congresso della Fiom, alla mozione di Mussi, Salvi e Bandoli, al documento della conferenza di organizzazione del Prc, al documento congressuale del Pdci (e Diliberto nelle conclusioni al comitato centrale del suo partito ha detto che nel mondo nessuno sa più qual è l’identità comunista, che è una ricerca, e guarda a Chavez) per capire quanto abbiano inciso la spinta dei movimenti e la stagione del disgelo delle lotte sociali che abbiamo conosciuto da Genova in poi. Sono molte di più le cose che ci uniscono che quelle che ci dividono. Abbiamo una base comune da cui partire per un confronto proficuo. Anzi, questo dialogo è urgente.

In Umbria l’idea del “cantiere” l’ha lanciata il segretario regionale del Prc Vinti, che ha già incassato la risposta positiva di Carpinelli. Una voce critica si è levata dal presidente del consiglio regionale Tippolotti, che non ha avvertito la necessità di un’accelerazione nel percorso unitario e rimane ancorato al percorso definito all’ultimo congresso del Prc, ignorando l’appello di Giordano e Diliberto a cercare di mettere da parte gli elementi competitivi tra le forze di sinistra.

Nella nostra regione ci sono grandi opportunità per ricomporre intorno ad un tavolo le forze della cosiddetta “ala sinistra” della coalizione, le associazioni, i movimenti e le forze sociali.

Una interessante analisi del voto in Umbria apparsa sul numero 7 della rivista Aur ci viene in aiuto. Bruno Bracalente, osservando i flussi elettorali, evidenzia come ci sia un basso flusso di voti tra il centro destra e il centrosinistra nelle tornate elettorali (europee 2004, regionali 2005, politiche 2006), cosa che ostacolerebbe l’ipotesi connessa al Partito democratico di vincere le elezioni al centro, mentre Franco Calistri sottolinea come la crescita dei consensi all’Unione alle ultime politiche si deve all’aumento dei voti delle forze di sinistra della coalizione. La forza elettorale della sinistra è in crescita anche alle europee e alle regionali), il suo radicamento, l’essere l’Umbria una “regione rossa”, con una forte tradizione di progresso sociale ancorata ai valori della sinistra, sono fattori che testimoniano le potenzialità e la forza del progetto del “cantiere” e la sua possibilità di “entrare in competizione” con il progetto del Partito democratico, che rischia di mettere in crisi l’idea pluralistica dell’Unione.

Non dobbiamo attardarci nel delineare percorsi organizzativi, è vero. Quindi federazione, o confederazione, o altro. Ma possiamo fare “case della sinistra” tra la sinistra Ds, il Prc, il Pdci, i Verdi e le forze ambientaliste, il movimento della pace, le forze sociali e le varie associazioni (Ars, Uniti a sinistra, Sinistra Unita, la Liberassociazione Se) e continuare la sperimentazione dei “patti di consultazione”, non solo nelle istituzioni, ma anche nei territori. Si tratta di luoghi di confronto e di pratica politica per avviare campagne di massa sui temi sociali e su quale idea abbiamo per lo sviluppo dell’Umbria, che possono produrre anche progetti disegni normativi, nulla ce lo vieta.

I tempi sono maturi, il terreno è fertile. Dobbiamo pensare a seminare, poi penseremo a raccogliere i frutti.

 

Fabrizio Cerella

Coordinatore ufficio di segreteria regionale Prc-Umbria

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